La CCSVI, o insufficienza venosa cerebrospinale cronica, è un’ipotesi clinico-emodinamica riguardante il drenaggio venoso dal cervello e dal midollo spinale. Questa pagina ricostruisce l’esperienza maturata dal Dott. Ciro Gargano nella diagnostica vascolare e nell’angioplastica delle vene giugulari e della vena azygos, illustrando al tempo stesso ciò che la ricerca ha chiarito negli anni successivi.

Una precisazione importante
La CCSVI è stata oggetto di un ampio dibattito scientifico, soprattutto per la possibile associazione con la sclerosi multipla. Le esperienze cliniche e le testimonianze dei singoli pazienti fanno parte della storia di questa ricerca, ma non dimostrano da sole l’efficacia di un trattamento. L’angioplastica venosa non è una cura della sclerosi multipla e non sostituisce la valutazione neurologica né le terapie prescritte.
Che cos’è la CCSVI
L’acronimo CCSVI deriva dall’inglese Chronic Cerebrospinal Venous Insufficiency. Il professor Paolo Zamboni propose questo termine per descrivere una condizione nella quale alcune anomalie delle principali vie venose extracraniche potrebbero ostacolare il ritorno del sangue dal sistema nervoso centrale verso il cuore.
Le vene più studiate sono le giugulari interne, che drenano una parte rilevante del sangue proveniente dall’encefalo, e la vena azygos, situata nel torace e collegata anche al drenaggio venoso del midollo spinale. Le anomalie descritte comprendono valvole displasiche o poco mobili, membrane e setti endoluminali, restringimenti circolari, ipoplasia di segmenti venosi e altre alterazioni anatomiche o funzionali.
Il punto scientificamente più discusso non è soltanto l’esistenza di singole anomalie venose, che possono essere documentate, ma il loro significato clinico: quanto incidano sul drenaggio, quanto siano frequenti nelle persone sane o con altre malattie e quale relazione abbiano, se presente, con i sintomi neurologici.
Giugulari, vena azygos e possibili anomalie del deflusso
Nel sistema venoso il flusso dipende dalla posizione del corpo, dalla respirazione, dalle variazioni di pressione nel torace e dalla disponibilità di percorsi venosi alternativi. Per questo la valutazione del drenaggio cerebrospinale è più complessa della semplice misurazione del diametro di una vena.
- Anomalie valvolari: lembi ispessiti, rigidi, mal orientati o con mobilità ridotta.
- Setti e membrane: strutture endoluminali che possono interferire con il passaggio del sangue.
- Stenosi o anulus: restringimenti focali o circolari del lume venoso.
- Ipoplasia: sviluppo ridotto di un tratto della vena.
- Torsioni o compressioni: alterazioni del decorso o del calibro che possono variare con la postura.
- Compressioni estrinseche: talvolta strutture esterne alla vena possono comprimerla. Tra le cause muscolari descritte rientrano varianti anatomiche o ipertrofia del muscolo omoioideo, che può determinare una compressione della vena giugulare interna (approfondimento PubMed).
- Agenesia: mancato sviluppo di un segmento venoso, con possibile compenso attraverso percorsi venosi alternativi.
La sola presenza di una di queste caratteristiche non consente automaticamente di attribuire a essa un disturbo neurologico. Anatomia, emodinamica, sintomi e diagnosi differenziale devono essere considerati separatamente.
Il Consensus IUP del 2009 e le malformazioni venose trunculari
Nel settembre 2009 un panel internazionale della IUP, International Union of Phlebology, raccomandò all’unanimità l’impiego della classificazione di Amburgo per le malformazioni venose. Nel documento, le lesioni stenotiche delle principali vie venose extracraniche — comprese giugulari, sistema cavale superiore e vena azygos — venivano inquadrate tra le malformazioni venose congenite di tipo trunculare.
È quindi corretto ricordare che il documento di consenso riconobbe e classificò questo tipo di anomalie venose. È più preciso, tuttavia, non trasformare tale passaggio in un’approvazione definitiva dell’intera teoria CCSVI o del suo trattamento nella sclerosi multipla: questi aspetti sono stati valutati da studi successivi e restano concettualmente distinti.
Leggi il documento di consenso IUP indicizzato in PubMed.
Il protocollo eco-color-Doppler proposto dal professor Zamboni
Il protocollo originario prevedeva un eco-color-Doppler venoso eseguito con una metodologia specifica, in posizione supina e seduta, per ricercare cinque criteri emodinamici:
- reflusso nelle vene giugulari interne e/o vertebrali nelle diverse posizioni;
- reflusso nelle vene cerebrali profonde;
- evidenza ecografica di anomalie o restringimenti delle giugulari interne;
- assenza di un flusso rilevabile nelle giugulari interne e/o nelle vene vertebrali;
- alterazione del normale controllo posturale del deflusso venoso cerebrale.
Secondo la proposta di Zamboni, la presenza di almeno due criteri su cinque permetteva di classificare l’esame come positivo per CCSVI. Il Dott. Gargano si è formato su questo protocollo e lo ha applicato nel percorso diagnostico storico dei propri pazienti.
Negli studi successivi sono emersi problemi di riproducibilità tra operatori e centri. L’eco-color-Doppler è infatti un esame dinamico e operatore-dipendente; tecnica, posizione, respirazione e criteri interpretativi possono modificare il risultato. I cinque criteri vanno pertanto presentati come parte del protocollo storico di ricerca, non come uno standard diagnostico oggi universalmente accettato.
Approfondimento sulla riproducibilità inter-operatore del protocollo Doppler.
In che cosa consiste l’angioplastica venosa
L’angioplastica venosa per CCSVI è una procedura endovascolare. Attraverso un accesso venoso, generalmente femorale, si introduce un catetere e si esegue una flebografia per studiare le vene interessate. Se viene identificato un restringimento, un palloncino viene posizionato nel tratto da trattare e gonfiato con l’obiettivo di ampliare il lume.
Nel periodo documentato dal vecchio sito, il protocollo del Dott. Gargano prevedeva il controllo eco-color-Doppler prima, durante e dopo la procedura e una rivalutazione clinica programmata. La scelta storica era di utilizzare il palloncino senza impiantare stent nelle vene giugulari, in assenza di dispositivi venosi dedicati e considerando i possibili rischi dell’impianto in quella sede.
Come tutte le procedure invasive, anche la venoplastica può comportare complicanze. Indicazione, benefici attesi, alternative e rischi devono essere valutati sulla base delle evidenze disponibili e delle raccomandazioni cliniche attuali.
La formazione e l’esperienza del Dott. Ciro Gargano
La CCSVI ha rappresentato una parte importante dell’attività professionale e scientifica del Dott. Ciro Gargano. Nell’anno accademico 2010/2011 ha conseguito presso l’Università degli Studi di Ferrara il Master universitario di secondo livello in Emodinamica e Chirurgia Venosa Avanzata, della durata di 60 crediti formativi, superando l’esame finale il 20 ottobre 2011.
Il superamento dell’esame fu certificato dal Centro Malattie Vascolari dell’Università di Ferrara con una dichiarazione sottoscritta dal professor Paolo Zamboni in qualità di direttore del Centro. Dopo questa formazione, il Dott. Gargano ha seguito una casistica personale di oltre 1.500 procedure sulle vene giugulari e sulla vena azygos.
L’attività non si limitava all’esecuzione tecnica dell’angioplastica. Il percorso era organizzato in collaborazione con altri professionisti e comprendeva valutazione vascolare, neurologica e neuropsicologica, controlli ecografici e follow-up. Questa impostazione aveva l’obiettivo di osservare in modo strutturato eventuali variazioni cliniche, senza ridurle alla sola impressione immediata del paziente.
Il protocollo multidisciplinare e la valutazione neuropsicologica
Il protocollo storico documentato dal Centro prevedeva valutazioni prima dell’intervento, controlli durante e subito dopo la procedura e una rivalutazione a distanza. La batteria neuropsicologica utilizzata comprendeva, secondo le necessità cliniche:
- Selective Reminding Test;
- 10/36 Spatial Recall Test;
- Symbol Digit Modalities Test;
- Paced Auditory Serial Addition Test (PASAT);
- prove di richiamo differito;
- Word List Generation.
Venivano inoltre impiegati questionari relativi a tono dell’umore, qualità di vita e impatto della malattia, tra cui BDI-II, PHQ-9, MSQOL-54 e MSIS-29; per il caregiver era previsto anche CAREQOL-MS. Il valore di questa documentazione consiste soprattutto nell’aver adottato misure ripetibili per funzioni cognitive e qualità di vita.
Lo studio osservazionale: 53 pazienti e follow-up a sei mesi
Nel marzo 2011 il Dott. Gargano avviò lo “Studio osservazionale, no profit, finalizzato alla valutazione dell’EDSS (Expanded Disability Status Score) dei pazienti affetti da sclerosi multipla e da insufficienza cerebrospinale cronica (CCSVI) trattati con angiodilatazione percutanea”. La documentazione di accompagnamento conservata riporta per il progetto il parere n. 2/r.p.s.o del 16 marzo 2011 e la determina di autorizzazione n. 8 del 21 marzo 2011. Il protocollo prevedeva inizialmente 40 soggetti; tra aprile e giugno 2011 furono effettivamente arruolati 53 pazienti rispondenti ai criteri previsti.
Le valutazioni venivano effettuate prima dell’intervento, dopo 30 giorni e dopo sei mesi. L’esito principale era l’EDSS; venivano inoltre misurati depressione, impatto della sclerosi multipla e qualità di vita mediante BDI, MSIS-29, EQ-5D ed EQ-5D VAS. L’età media del campione era 42,4 anni, la durata media della malattia 11,9 anni; il 37,7% presentava una forma recidivante-remittente, il 54,7% una forma secondariamente progressiva e il 7,6% una forma primariamente progressiva.
I valori EDSS osservati
| Valutazione | EDSS medio | Pazienti valutati | Confronto con il valore iniziale |
|---|---|---|---|
| Prima dell’intervento | 5,4 ± 2,1 | 53 | Valore di base |
| Dopo 30 giorni | 4,8 ± 2,3 | 53 | p < 0,001 |
| Dopo 180 giorni | 4,5 ± 2,4 | 44 | p < 0,001 |
Nella relazione conclusiva i pazienti con riduzione dell’EDSS venivano classificati come “responders”, mentre quelli con EDSS stabile o aumentato erano classificati come “non responders”. Secondo questa definizione, il report indicava una quota di responders del 64,2% (intervallo di confidenza al 95%: 50,7%-75,7%).
BDI, MSIS-29, EQ-5D ed EQ-5D VAS mostravano un miglioramento medio a 30 giorni in entrambi i gruppi. A sei mesi il miglioramento rimaneva statisticamente significativo soltanto nel gruppo classificato come responder. La stessa relazione interpretava il miglioramento iniziale comune ai due gruppi come compatibile con un possibile effetto placebo di breve termine.
Eventi avversi riportati
Il documento registrava due ematomi della parete venosa, pari al 3,8%, risolti in circa due settimane; una trombosi venosa, pari all’1,9%; e una restenosi venosa, pari all’1,9%. Gli autori precisavano che la dimensione del campione non era sufficiente per stimare in modo affidabile l’incidenza di eventi relativamente rari.
Come devono essere interpretati i risultati
La relazione concludeva esplicitamente che, per la natura osservazionale dello studio, non era possibile stabilire un rapporto di causa-effetto tra angioplastica e miglioramento delle condizioni cliniche legate alla sclerosi multipla. Mancavano randomizzazione e gruppo di controllo e il numero dei partecipanti era limitato, soprattutto per l’analisi dei sottogruppi e della sicurezza.
Il valore del lavoro consiste quindi nell’aver documentato prospetticamente una casistica reale con scale standardizzate, tempi di controllo prestabiliti e registrazione degli eventi avversi. I risultati rappresentavano un segnale osservazionale da approfondire e devono oggi essere letti insieme agli studi controllati pubblicati successivamente.
I miglioramenti riferiti dai pazienti e il loro significato
Nel corso degli anni numerosi pazienti hanno riferito cambiamenti nella stanchezza, nella deambulazione, nella sensibilità, nella qualità del sonno, nella termoregolazione o nella funzione vescicale. Una parte di queste esperienze è conservata in un ampio archivio video realizzato dopo le procedure.
Queste testimonianze sono importanti come memoria delle esperienze individuali e come origine di domande di ricerca. Non rappresentano però una prova di efficacia: non dispongono di un gruppo di controllo, possono essere influenzate dalla selezione dei casi e non consentono di prevedere l’esito per un’altra persona. Anche la durata di un miglioramento riferito può variare considerevolmente.
Consulta l’archivio storico sul canale YouTube.
CCSVI e sclerosi multipla: che cosa mostrano oggi gli studi
Per leggere correttamente la letteratura è utile distinguere tre domande: se determinate anomalie venose siano più frequenti nelle persone con sclerosi multipla; se abbiano un ruolo causale nella malattia; se correggerle con angioplastica produca un beneficio clinico affidabile.
Associazione
Una metanalisi pubblicata nel 2023 su BMJ Open, comprendente 20 studi e 3.069 partecipanti, ha rilevato una maggiore frequenza della CCSVI nei gruppi con sclerosi multipla rispetto ai controlli sani. La stima complessiva era OR 3,36, ma con un’elevata eterogeneità tra gli studi (I² 79%). Il risultato suggerisce un’associazione statistica, non dimostra che la CCSVI sia la causa della sclerosi multipla.
Leggi la metanalisi pubblicata su BMJ Open.
Efficacia dell’angioplastica
Lo studio randomizzato e controllato BRAVE DREAMS non ha dimostrato un beneficio clinico generale della venoplastica sugli esiti funzionali considerati e concluse che la procedura non poteva essere raccomandata per il trattamento della sclerosi multipla. Un’analisi successiva più ampia ha discusso possibili segnali radiologici e differenze correlate alla morfologia venosa, ma non ha modificato le raccomandazioni cliniche generali.
La revisione Cochrane disponibile non ha trovato benefici sui principali esiti centrati sul paziente, tra cui disabilità, ricadute, qualità della vita e funzioni fisiche o cognitive. La guida NICE attualmente pubblicata afferma che la venoplastica per CCSVI non dovrebbe essere utilizzata nella gestione della sclerosi multipla, in considerazione dell’assenza di beneficio dimostrato e delle possibili complicanze.
- Revisione Cochrane sulla venoplastica per CCSVI nella sclerosi multipla
- Raccomandazioni NICE attualmente pubblicate
Il rapporto con le terapie neurologiche
Oggi non esiste una terapia che garantisca la guarigione definitiva dalla sclerosi multipla. Esistono però trattamenti modificanti la malattia capaci di ridurre l’attività infiammatoria, le ricadute e, in molti casi, il rischio di progressione. La scelta dipende dal tipo e dall’attività della malattia e deve essere condivisa con il neurologo.
La valutazione vascolare non deve portare a interrompere o modificare autonomamente i farmaci prescritti. Questo principio era già presente nelle FAQ del vecchio sito del Dott. Gargano e resta essenziale.
Informazioni AISM sulle terapie e sui trattamenti della sclerosi multipla.
Un’esperienza professionale che merita di essere documentata
Il dibattito sulla CCSVI è stato intenso e spesso polarizzato. Documentare oggi questa esperienza non significa ignorare gli studi successivi né cancellare quanto osservato nella pratica clinica. Significa conservare una parte rilevante della storia professionale del Dott. Gargano, rendere consultabili protocolli e materiali e aiutare il lettore a distinguere tra ipotesi, osservazioni, testimonianze, studi controllati e raccomandazioni.
L’archivio storico comprende interviste televisive e giornalistiche, documenti scientifici, casi clinici e numerose testimonianze video. I contenuti saranno progressivamente selezionati e ripubblicati con il contesto necessario, evitando materiali tecnicamente obsoleti o privi di adeguata documentazione.
Domande frequenti sulla CCSVI
Che cos’è la CCSVI?
È il nome proposto per una condizione caratterizzata da anomalie anatomiche o emodinamiche delle principali vie venose che drenano cervello e midollo spinale. Il suo significato clinico e il rapporto con le malattie neurologiche sono stati oggetto di ricerca e dibattito.
Quali vene sono coinvolte?
Le più studiate sono le vene giugulari interne e la vena azygos. Possono essere valutate anche le vene vertebrali e i percorsi venosi alternativi che partecipano al drenaggio cerebrospinale.
Come veniva diagnosticata secondo il protocollo Zamboni?
Con un eco-color-Doppler specifico eseguito in posizione supina e seduta. Il protocollo ricercava cinque criteri emodinamici e definiva positivo l’esame quando ne erano presenti almeno due. La riproducibilità del metodo tra operatori e centri si è però dimostrata variabile.
Che cosa stabilì il Consensus IUP del 2009?
Il panel raccomandò all’unanimità la classificazione di Amburgo e incluse le lesioni stenotiche delle vie venose extracraniche tra le malformazioni venose congenite trunculari. Questo inquadramento anatomico non equivale a una dimostrazione che la CCSVI causi la sclerosi multipla o che l’angioplastica la curi.
In che cosa consiste l’angioplastica delle giugulari e della vena azygos?
È una procedura endovascolare nella quale un catetere raggiunge la vena attraverso un accesso periferico. Dopo lo studio flebografico, un palloncino può essere gonfiato nel punto ristretto per ampliare il lume. È una procedura invasiva e non priva di rischi.
La CCSVI causa la sclerosi multipla?
Non è stato dimostrato. Alcuni studi e una metanalisi hanno rilevato un’associazione statistica, ma con risultati molto eterogenei. Un’associazione non stabilisce quale fenomeno venga prima, né prova un rapporto di causa ed effetto.
L’angioplastica cura la sclerosi multipla?
No. Gli studi controllati non hanno dimostrato un beneficio clinico generale tale da raccomandare la venoplastica nella gestione della sclerosi multipla. La procedura non deve essere presentata come cura né sostituire le terapie neurologiche.
Perché alcuni pazienti hanno riferito miglioramenti?
Le esperienze individuali possono essere autentiche, ma da sole non consentono di identificare la causa del cambiamento. Decorso fluttuante della malattia, terapie concomitanti, aspettative, riabilitazione, selezione dei casi e altri fattori possono contribuire. Per attribuire un effetto alla procedura sono necessari confronti controllati e misure standardizzate.
Qual è stata l’esperienza del Dott. Ciro Gargano?
Il Dott. Gargano ha conseguito presso l’Università degli Studi di Ferrara il Master universitario di secondo livello in Emodinamica e Chirurgia Venosa Avanzata, superando l’esame finale il 20 ottobre 2011. Il superamento dell’esame è attestato da una dichiarazione del Centro Malattie Vascolari sottoscritta dal professor Paolo Zamboni in qualità di direttore. Ha seguito una casistica personale di oltre 1.500 procedure sulle vene giugulari e sulla vena azygos, all’interno di un percorso che comprendeva valutazione vascolare, neurologica e neuropsicologica, controlli ecografici e follow-up.
Dove si trovano le testimonianze e le interviste storiche?
Una parte dei video è ancora disponibile sul canale YouTube storico. Le interviste televisive, gli articoli e i documenti del vecchio sito sono in fase di catalogazione e saranno ripubblicati in una selezione contestualizzata.
Ultima revisione medica: agosto 2026. Contenuto informativo e storico; non sostituisce una visita specialistica né indicazioni neurologiche personalizzate.
